Come realizzare un Report di Email Marketing e spiegarlo al tuo capo (e al tuo team)

20 minuti
Aggiornato:

Un buon report di email marketing non si limita a dirti quante persone hanno aperto le tue email, ma deve farti capire quanto stai guadagnando e come puoi migliorare i tuoi profitti.

Hai appena concluso una campagna di email marketing e ora devi analizzare i risultati, magari per presentarli al tuo team, ai tuoi clienti o per prendere decisioni strategiche sulle prossime attività?

In questa guida scopriamo cos’è un report di email marketing, perché è fondamentale monitorarlo con regolarità e quali sono le metriche e i KPI da includere per avere una visione completa delle performance delle tue campagne.

Vedremo anche come GetResponse ti permette di accedere a report dettagliati direttamente dalla piattaforma, inclusa la nuova funzione di Revenue Attribution, che ti mostra in tempo reale i guadagni generati da ogni singola email.

Cos’è un report di email marketing?

Un report di email marketing è un documento che raccoglie ed organizza tutte le metriche ed i dati relativi alle performance delle tue campagne email. Il suo scopo è quello di fornirti  le informazioni necessarie per valutare l’efficacia della tua strategia di email marketing e prendere decisioni basate sui dati.

Inoltre, ti permette anche di presentare i risultati ottenuti a chi ne ha bisogno, che siano il tuo capo, il tuo team o i tuoi clienti.

Un report di email marketing ben strutturato può includere dati come:

  • la percentuale di destinatari che ha aperto le tue email (tasso di apertura)
  • il numero di click sui link inclusi nel messaggio (tasso di click)
  • le conversioni generate dalla campagna mail, ovvero quanti utenti hanno compiuto l’azione desiderata
  • il tasso di disiscrizione nel periodo analizzato
  • il fatturato generato direttamente dalle email, grazie alla Revenue Attribution

I report possono essere riferiti a una singola campagna email, a un periodo specifico o all’intera attività di email marketing. In tutti i casi, l’obiettivo è sempre lo stesso: trasformare i dati in informazioni utili per ottimizzare le tue campagne e migliorare i risultati nel tempo.

Perché ti occorre un report di email marketing?

I report di email marketing ti consentono di misurare nel concreto l’efficacia delle tue campagne, migliorare la deliverability, aumentare il ROI, ottimizzare la strategia e presentare i dati a eventuali clienti, team e board aziendale in maniera comprensibile.

Creare e aggiornare regolarmente un report di email marketing non è un’attività opzionale o solo un modo per fare bella figura con il tuo capo.

report di email marketing

Ecco i motivi principali che lo rendono cosi importante:

  • Misurare l’efficacia delle campagne: Monitorare le metriche di email marketing ti permette di capire in tempo reale come stanno performando le tue campagne. Questa analisi è fondamentale per qualsiasi attività di marketing. Puoi valutare il successo di una campagna rispetto agli obiettivi prefissati, identificare dove non stai performando come vorresti e decidere dove concentrare gli sforzi di email marketing nelle attività future.
  • Migliorare la deliverability: Un report dettagliato ti fornisce informazioni preziose sulla percentuale di email che raggiungono effettivamente la casella di posta dei destinatari. Analizzando i dati su bounce rate e spam complaint rate puoi intervenire tempestivamente per migliorare la tua reputazione come mittente e garantire che le tue email arrivino dove devono arrivare.
  • Aumentare il ROI: Alcune metriche ti dicono quanto fatturato genera ogni email inviata. Altre ti mostrano come il tuo pubblico interagisce con i contenuti. In entrambi i casi, avere questi dati a disposizione ti permette di prendere decisioni che aumentano il ritorno sull’investimento e ottimizzare le campagne che non stanno performando come vorresti. E dato che l’email marketing ha tra i ROI più alti in assoluto, è un’analisi che dovresti assolutamente fare.
  • Testare e ottimizzare la strategia: Le metriche di email marketing sono lo strumento più efficace per decidere la direzione delle tue campagne. Combinate con l’A/B testing, ti permettono di confrontare due versioni della stessa campagna email, raccogliere dati e procedere con quella che funziona meglio. Un’analisi dettagliata può inoltre rivelare aree specifiche delle tue campagne che necessitano di miglioramenti, dagli oggetti delle email alle Landing Page collegate.
  • Presentare i risultati in modo chiaro e comprensibile: un report di email marketing ben strutturato è anche uno strumento di comunicazione. Ti permette di mostrare in modo chiaro e convincente il valore delle attività di email marketing a chi prende decisioni su budget e strategie, supportando ogni affermazione con dati concreti.

Quali KPI considerare nel tuo report di email marketing?

Per valutare l’efficacia di una campagna di email marketing è fondamentale monitorare alcuni KPI chiave: tasso di consegna, aperture, clic, rimbalzi, segnalazioni di spam e disiscrizioni. Insieme, queste metriche mostrano quanto le email raggiungano i destinatari, coinvolgano il pubblico e contribuiscano agli obiettivi della campagna.

Aprire il report di una campagna email e trovarsi davanti una serie di numeri non è sempre immediato. Quali dati guardare per primi? Cosa significa un valore alto o basso? E soprattutto, cosa fare dopo?

In una recente guida abbiamo già descritto per filo e per segno tutti i KPI dell’email marketing. Tuttavia, ci sono alcune metriche che sono più preziose delle altre e che non possono mancare in un report. Come ad esempio quelli riportati nella seguente dashboard statistiche di GetResponse:

kpi essenziali report email marketing

Report dei tassi di apertura (open rate)

Cosa vedi nel report: la percentuale di destinatari che ha aperto la tua email. GetResponse mostra sia le aperture uniche (una per destinatario) che le aperture totali, che contano ogni singola apertura anche se ripetuta dallo stesso utente. Per valutare le performance usa sempre le aperture uniche.

Come interpretarlo:

  • Sopra la media italiana (31,86% secondo le ultime statistiche) → l’oggetto ha funzionato bene
  • Sotto la media → l’oggetto non ha convinto, o c’è un problema di deliverability

Cosa fare: Se il tasso è basso, testa oggetti diversi con l’A/B test nella campagna successiva. Se il problema persiste su più campagne consecutive, verifica che le tue email non stiano finendo in spam.

report tassi di apertura getresponse

Report dei click e mappa dei click

Cosa vedi nel report: la percentuale di destinatari che ha cliccato almeno un link nella tua email. GetResponse mostra anche la click map, che ti indica visivamente quali link hanno ricevuto più click all’interno del messaggio.

Come interpretarlo:

  • CTR alto con open rate alto → campagna efficace su tutta la linea
  • CTR basso con open rate alto → l’oggetto ha funzionato, ma il contenuto o la call to action no
  • CTR basso con open rate basso → il problema è a monte, lavora prima sull’oggetto

Cosa fare: Usa la click map per capire quali link vengono cliccati e quali ignorati. Se la CTA principale non viene cliccata, prova a renderla più visibile o a cambiare il testo.

Report sulle conversioni da email

Cosa vedi nel report: quanti destinatari hanno compiuto l’azione desiderata dopo aver ricevuto la tua email, come ad esempio un acquisto, una registrazione, la compilazione di un form o la visita a una pagina di destinazione specifica.

Puoi tracciarlo con link UTM e Google Analytics, oppure direttamente con la Revenue Attribution di GetResponse se hai un e-commerce integrato.

Come interpretarlo: Un tasso di conversione basso nonostante un CTR alto indica che il problema non è nell’email, ma in quello che succede dopo il click: la pagina di destinazione, il processo di acquisto o l’offerta stessa.

Cosa fare: Verifica che la pagina di destinazione sia coerente con il messaggio dell’email e ottimizzata per la conversione. Se usi GetResponse con un e-commerce, attiva la Revenue Attribution per avere dati di conversione precisi senza configurazioni esterne.

Report sui tassi di disiscrizione (unsubscribe rate)

Cosa vedi nel report: la percentuale di iscritti che ha abbandonato la lista dopo aver ricevuto la campagna. GetResponse ti mostra anche i motivi della disiscrizione, raccolti tramite il questionario automatico mostrato agli utenti che si disiscrivono.

Come interpretarlo:

  • Sotto lo 0,13% (media italiana) → tutto nella norma
  • Picchi improvvisi dopo una campagna specifica → quella campagna potrebbe essere stata considerata come spam o non in linea con gli interessi dei tuoi iscritti

Cosa fare: Analizza i motivi di disiscrizione raccolti da GetResponse: sono il feedback più diretto che puoi ricevere dai tuoi iscritti. Se il problema è la frequenza di invio, considera di creare un centro preferenze dove gli utenti possono scegliere quante email ricevere invece di disiscriversi completamente.

Report sui tassi di segnalazioni spam

Cosa vedi nel report: la percentuale di destinatari che ha segnalato la tua email come spam. È un dato da monitorare con attenzione perché impatta direttamente sulla reputazione del mittente e sulla deliverability di tutte le campagne future.

Come interpretarlo: Qualsiasi valore superiore allo 0,1% è un segnale di allarme. Valori in crescita costante indicano un problema strutturale nella strategia di acquisizione contatti o nella qualità dei contenuti.

Cosa fare: Verifica come stai raccogliendo i contatti: liste acquistate o raccolte senza consenso esplicito sono la causa principale di segnalazioni spam. Implementa il double opt-in e rivedi la frequenza di invio.

Report sul coinvolgimento degli iscritti

Cosa vedi nel report: un indicatore aggregato che combina aperture, click e conversioni in un unico dato, offrendo una visione d’insieme del coinvolgimento generato dalla campagna.

Come interpretarlo: È particolarmente utile per confrontare campagne diverse tra loro o per monitorare l’andamento nel tempo. Un engagement in calo costante è un segnale che il pubblico si sta disaffezionando ai tuoi contenuti.

Cosa fare: Se l’engagement cala, rivedi la segmentazione della lista: stai inviando contenuti rilevanti ai segmenti giusti? Considera di creare campagne più personalizzate per i segmenti meno attivi, o di impostare un flusso di re-engagement automatico per i contatti inattivi.

Report sul fatturato di ogni email

Cosa vedi nel report: quanto fatturato ha generato ogni singola email inviata. Con la Revenue Attribution di GetResponse, questo dato è disponibile direttamente nella piattaforma per newsletter, autoresponder e flussi di automazione — senza bisogno di incrociare dati da strumenti esterni.

In particolare puoi vedere:

  • il fatturato totale attribuito alla campagna
  • il numero di ordini generati
  • il valore medio dell’ordine
  • l’andamento del fatturato nel tempo, suddiviso per tipo di messaggio

Come interpretarlo: È il KPI più diretto per misurare il valore economico reale delle tue campagne. Confrontalo tra campagne diverse per capire quali tipologie di email — newsletter, automazioni, campagne e-commerce — generano più fatturato.

Cosa fare: Se il fatturato per email è basso nonostante un buon CTR, il problema potrebbe essere nell’offerta o nella pagina di destinazione. Se invece è basso perché poche persone cliccano, lavora sul contenuto e sulla call to action. Usa i dati della Revenue Attribution per identificare i flussi di automazione più redditizi e replicarne la struttura.

Scopri come attivare la Revenue Attribution su GetResponse

Report sui tassi di deliverability email

Cosa vedi nel report: la percentuale di email che hanno effettivamente raggiunto la casella di posta dei destinatari, escludendo quelle finite in spam. È diverso dal delivery rate, che misura solo l’accettazione da parte del server del destinatario.

Come interpretarlo: Un tasso di deliverability in calo è spesso il primo segnale di un problema di reputazione del mittente. GetResponse garantisce tassi di consegna fino al 99% grazie a infrastrutture dedicate e IP affidabili.

Cosa fare: Verifica che il tuo dominio abbia SPF, DKIM e DMARC configurati correttamente. Mantieni la lista pulita, rimuovi i contatti inattivi e monitora regolarmente il tasso di segnalazioni spam per prevenire problemi di reputazione.

Quali errori evitare quando si legge un report di email marketing?

Interpretare correttamente un report di email marketing significa analizzare le metriche nel loro insieme, confrontare campagne con obiettivi simili e valutare i risultati nel tempo. Evitare errori come concentrarsi solo sulle aperture o ignorare conversioni e fatturato permette di ottenere un quadro più accurato delle performance delle campagne.

Purtroppo, ottenere i dati ed i KPI non significa automaticamente saperli leggere.

Ci sono degli errori che i marketers spesso commettono quando analizzano i report delle loro campagne email, ed è importante che tu sappia riconoscerli ed evitarli.

Guardare le aperture totali invece delle aperture uniche

Le aperture totali contano ogni singola apertura, anche se la stessa persona apre l’email più volte. Le aperture uniche contano ogni destinatario una sola volta. Usare le aperture totali come benchmark gonfia artificialmente il dato e può portarti a conclusioni sbagliate sull’efficacia della campagna.

Cosa fare: usa sempre le aperture uniche come riferimento principale per valutare il tasso di apertura reale della tua campagna.

Confrontare campagne con obiettivi diversi

Confrontare il CTR di una newsletter informativa con quello di una campagna promozionale non ha senso, in quanto sono email con obiettivi diversi, pubblici diversi e strutture diverse. Eppure è uno degli errori più comuni nei report di email marketing.

Cosa fare: confronta sempre campagne con lo stesso obiettivo e lo stesso tipo di pubblico. Crea benchmark interni separati per newsletter, automazioni e campagne email per e-commerce.

Non guardare le metriche nel complesso

Un open rate alto può farti credere che le tue campagne stiano andando a gonfie vele. Ma se è accompagnato da un CTR bassissimo e zero conversioni, racconta una storia completamente diversa. Le metriche prese singolarmente possono essere fuorvianti, infatti devi guardarle nel quadro complessivo se vuoi migliorare le tue campagne di email marketing.

Cosa fare: analizza sempre le metriche in relazione tra loro. Open rate + CTR + conversion rate insieme ti danno una visione completa del funnel della tua campagna.

Ignorare il fatturato generato

Molti report di email marketing si fermano a consegne, aperture e click. Ma senza sapere quanto fatturato ha generato una campagna, stai valutando solo una parte del quadro. È come giudicare il successo di uno shop online basandosi solo sulle visite, e non sul fatturato generato.

Questo è il tipico caso di “ vanity metrics “.

Cosa fare: se hai un e-commerce integrato con GetResponse, attiva la Revenue Attribution per avere il dato di fatturato reale per ogni campagna direttamente nel report. Solo così puoi valutare il vero impatto economico delle tue email.

Non contestualizzare i dati nel tempo

Un tasso di apertura del 25% può essere un ottimo risultato o un pessimo risultato, a seconda di come stavi performando nei mesi precedenti. Guardare i dati di una singola campagna senza confrontarli con lo storico è un grande errore, in quanto non sai qual è il tuo punto di partenza e non riesci a capire se stai migliorando oppure no.

Cosa fare: monitora l’andamento delle metriche nel tempo, non solo campagna per campagna. GetResponse ti permette di visualizzare i trend storici direttamente nella piattaforma, così puoi vedere immediatamente se stai migliorando o peggiorando.

Confondere delivery rate e deliverability rate

A primo impatto sembrano la stessa cosa, ma in realtà sono due metriche diverse che vengono spesso usate come sinonimi. Il delivery rate misura quante email sono state accettate dal server del destinatario. Il deliverability rate misura quante di quelle email sono effettivamente arrivate in inbox. Un’email può essere “consegnata” ma finire in spam, ed in quel caso è come se non fosse mai arrivata.

Cosa fare: monitora entrambe le metriche nel report e non confonderle. Se il delivery rate è alto ma i risultati sono deludenti, il problema potrebbe essere proprio la deliverability.

Come leggere i dati delle tue campagne con i report di GetResponse

GetResponse mette a disposizione un sistema di reporting integrato che ti permette di monitorare aperture, click, conversioni, fatturato e tutte le metriche principali dell’email marketing, direttamente dalla piattaforma e senza dover incrociare dati da strumenti diversi. Vediamo nel dettaglio cosa puoi trovare e dove.

Creare un report con GetResponse non è soltanto semplice: è praticamente automatico. La funzione report è inclusa nel software di email marketing.

Report standard: aperture, click e bounce

Dalla dashboard di GetResponse seleziona “Report” nel menu principale. Da qui puoi visualizzare le statistiche per:

  • tutte le email inviate in un determinato periodo
  • una specifica tipologia di messaggio (newsletter, autoresponder o messaggi di automazione)
  • una singola campagna email

Per ogni messaggio trovi i dati principali: tasso di apertura, tasso di click, bounce rate, tasso di disiscrizione e spam complaint rate. Puoi anche filtrare per lista contatti o per arco temporale specifico, così da confrontare periodi diversi o segmenti di pubblico differenti.

GetResponse ti permette inoltre di scaricare i report direttamente dalla dashboard nei formati .pdf, .csv e .xlsx — utile quando devi condividere i dati con il tuo team o con i clienti.

creazione report di email marketing

Click map: capire dove cliccano i tuoi iscritti

Per ogni campagna email puoi accedere alla click map, una visualizzazione grafica che mostra esattamente quali link sono stati cliccati all’interno del messaggio e con quale frequenza. È uno strumento molto utile per capire quali elementi della tua email attirano più attenzione e ottimizzare il posizionamento delle call to action nelle campagne future.

Per accedervi: apri il report della campagna che ti interessa, vai nella tab “Aperture e click” e clicca su “Visualizza la click map”.

Dal menù laterale puoi scegliere il messaggio che ti interessa (Newsletter-Email marketing, Autoresponder e Messaggi di automaton) e, attraverso i menù a tendina (contrassegnati dalle frecce) selezionare le statistiche che vuoi visualizzare delle liste o dei messaggi che ti interessano.

report click GetResponse

Report automatici via email

GetResponse ti permette di ricevere i report delle campagne direttamente nella tua casella di posta, con la cadenza che preferisci (giornaliera, settimanale o mensile). In questo modo hai sempre i dati aggiornati senza dover accedere alla piattaforma ogni volta.

Report e-commerce e Revenue Attribution

Se hai un e-commerce integrato con GetResponse, hai accesso a una reportistica aggiuntiva che va ben oltre le classiche metriche standard delle altre piattaforme di email marketing.

Nella sezione Reports > Ecommerce trovi una visione d’insieme di tutto il fatturato generato dall’attività email, suddiviso per tipo di messaggio: newsletter, autoresponder, messaggi di automazione e campagne e-commerce.

report ecommerce di getresponse

Ma la novità più importante è la funzionalità Revenue Attribution: attivandola su qualsiasi messaggio, ogni acquisto completato da un utente che ha cliccato una tua email viene automaticamente collegato a quel messaggio.

Esatto, niente stime, niente configurazioni esterne, ma solo dati reali.

Ecco cosa puoi vedere con la Revenue Attribution attiva:

  • Nella dashboard delle automazioni: una colonna dedicata al fatturato attribuito per ogni flusso, con il totale generato da tutti i messaggi tracciati in quel percorso.
  • Nel report di ogni singolo messaggio: fatturato totale attribuito, numero di ordini generati e valore medio dell’ordine.
  • In Reports > Ecommerce: hai la visione più completa, ovvero il fatturato attribuito per tipo di messaggio, andamento nel tempo e confronto tra ordini generati via email e ordini totali del negozio.
reporta email revenue

Per attivare la Revenue Attribution ti bastano pochi secondi: apri qualsiasi messaggio, vai nella sezione Tracking delle impostazioni e attiva il toggle.

Come presentare il report di email marketing a chi non fa marketing?

Per creare un report di email marketing davvero utile, concentra l’attenzione sull’impatto sul business e non solo sulle metriche. Seleziona pochi KPI rilevanti, confronta sempre i risultati con benchmark o campagne precedenti, spiega le azioni da intraprendere e mantieni un formato coerente per facilitare l’analisi nel tempo.

Adesso è arrivato il momento di raccogliere tutte queste informazioni in un documento facilmente comprensibile anche per il tuo team, i tuoi manager e/o gli stakeholder.

Il problema è che chi non lavora nel marketing tende a perdersi nei dettagli tecnici. Termini come CTR, bounce rate o deliverability rate non dicono nulla a chi non li usa ogni giorno. E un report pieno di numeri senza contesto rischia di essere ignorato o, peggio, frainteso.

Ecco come strutturare una presentazione dei dati che sia chiara, convincente ed utile per chi la riceve e deve valutarla.

Focalizzati sul business, non sulle metriche

Il tuo capo o cliente non vuole sapere che il CTR è salito del 2%. Vuole sapere che benifici ha per il suo business. Traduci sempre i dati in termini di impatto concreto: quante vendite ha generato la campagna, quanto fatturato ha prodotto, quanti nuovi clienti ha acquisito.

Se usi GetResponse con un e-commerce e hai attivato la Revenue Attribution, hai già i numeri pronti: fatturato totale attribuito, numero di ordini e valore medio dell’ordine sono dati immediatamente comprensibili anche per chi non conosce il mondo dell’email marketing.

Proprio per questo questa funzione innovativa è così importante, e ti permetterà di acquisire e fidelizzare i tuoi clienti grazie alla semplicità con cui potrai presentare i numeri.

Scegli pochi KPI

I KPI dell’email marketing sono tanti, ma d’altra parte un report con venti metriche diverse non comunica nulla. Rischi solo di confondere di più il tuo interlocutore.

Il mio consiglio? Scegli le tre che contano di più per l’obiettivo specifico della campagna e costruisci la narrazione e la tua presentazione attorno a quelle.

Ad esempio, per una campagna e-commerce potrebbero essere fatturato generato, tasso di conversione e valore medio dell’ordine. Per una campagna di lead generation invece,  tasso di apertura, CTR e nuovi iscritti acquisiti.

Usa sempre il confronto

Come abbiamo visto prima, un numero da solo non dice nulla. Il 25% di open rate è un buon risultato? Bhe, dipende!

Dipende da cosa era la campagna precedente, dalla media del settore, dall’obiettivo che ti eri posto. Inserisci sempre un termine di paragone: il dato della campagna precedente, il benchmark di settore o l’obiettivo prefissato.

Questo vale ancora di più quando presenti i dati a chi non conosce le metriche. Ricordati che il confronto è lo strumento più efficace per dare contesto e rendere i numeri comprensibili a tutti.

Spiega la tua strategia a seguito del report

Un buon report non si chiude con i dati, anzi, questo è solo il punto di inizio.

E’ fondamentale che tu spieghi qual è la tua strategia per raggiungere nuovi obiettivi e migliorare le performance.

Il tuo cliente vuole sapere cosa ha funzionato in questa campagna, cosa non ha funzionato,  e cosa cambierai nella prossima.

Il report dell’email marketing deve essere usato per migliorare, non per vantarsi delle metriche acquisite.

Mantieni un formato coerente nel tempo

Potresti pensare che creare un report diverso ogni volta possa fare colpo sul tuo cliente, ma in realtà è l’opposto.

Pensaci un attimo: se ogni report ha una struttura diversa, chi lo riceve deve ogni volta ricominciare da capo a capire come leggerlo. Definisci un template fisso (stesse sezioni, stesso ordine, stesso design) e usalo per tutte le campagne. Così facendo, chi riceve i tuoi report imparerà a leggerli velocemente e a concentrarsi sui dati che contano.

GetResponse ti permette di esportare i report nei formati .pdf, .csv e .xlsx, così puoi costruire il tuo template su Excel o Google Sheets e aggiornarlo ad ogni campagna con i nuovi dati.

Domande frequenti sui report di email marketing

Cos’è un report di email marketing?

Un report di email marketing è un documento che raccoglie e organizza le metriche e i dati delle tue campagne email. Serve a valutare le performance delle tue attività, identificare aree di miglioramento e presentare i risultati a chi prende decisioni strategiche. E’ un processo fondamentale sia che l’email marketing venga fatto internamente ( quindi con un team marketing dedicato all’interno dell’azienda), sia esternamente.

Quali metriche includere in un report di email marketing?

I KPI fondamentali da includere sono tasso di apertura, CTR, tasso di conversione, bounce rate, tasso di disiscrizione e spam complaint rate. Se hai un e-commerce, aggiungi anche il fatturato generato per email tramite la Revenue Attribution di GetResponse, che ti permette di trasformare un report standard in uno strumento di analisi del business reale.

Con quale frequenza dovrei creare un report di email marketing?

Dipende dal volume delle tue campagne. In generale, un report mensile è il minimo indispensabile per monitorare l’andamento nel tempo. Se invii campagne frequenti, considera un report settimanale per le metriche principali e uno mensile più approfondito per le analisi strategiche.

Qual è la differenza tra delivery rate e deliverability rate nel report?

Il delivery rate misura quante email sono state accettate dal server del destinatario. Il deliverability rate misura quante di quelle email sono effettivamente arrivate in inbox, escludendo quelle finite in spam. Nel report è importante monitorarli entrambi, in quanto un delivery rate alto con risultati deludenti può indicare un problema di deliverability.

Come si presenta un report di email marketing a chi non fa marketing?

Parti sempre dall’impatto sul business, non dalle metriche tecniche. Scegli tre KPI chiave, inserisci sempre un termine di confronto ( come ad esempio campagna precedente o benchmark di settore) e chiudi con le conclusioni e i prossimi passi. Un formato coerente nel tempo aiuta chi riceve il report a leggerlo velocemente e a concentrarsi sui dati che contano.


Gianpiero Spelozzo
Gianpiero Spelozzo
Laureato in Comunicazione di Marketing, esperto di email marketing e SEO, fervido smart worker e nomade digitale nella vasta terra di Google e dei motori di ricerca. Tra Milano, Nord Europa, Marche e Abruzzo vivo le migliori esperienze in ambito digital marketIng, e-commerce, innovazione digitale e scrittura creativa. Scompongo e rielaboro queste esperienze nel blog di GetResponse, sotto forma di articoli, guide e approfondimenti.

Invia email automatizzate e guadagna online – con un'unica piattaforma