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Quella volta in
cui sono stato bravo...
Cari Amici,
nel mio lavoro di insegnante mi
capita spesso di avere a che fare
con ragazzi definiti “difficili”,
”svogliati”, “asini”… Personalmente
non ho mai voluto rendere queste
definizioni delle convinzioni e
quindi da sempre, sin dal primo
istante, mi pongo nei loro
confronti con un atteggiamento di
apertura e di scoperta.
E’ così che vengo a conoscenza di
personalità del tutto sorprendenti,
spesso animi di notevole
profondità.
Voglio raccontarvi la
storia di Sara (il nome è
di fantasia per proteggere la sua
privacy), una ragazzina di appena
quattordici anni, figlia di una mia
amica disperata perché tutti,
compresa Sara stessa, sostenevano
che non fosse capace di scrivere!
Aiutavo Sara a fare i compiti di
pomeriggio ormai da un bel po’ di
tempo ed effettivamente avevo
notato che non riusciva ad
esprimersi bene né a voce né per
iscritto; la facevo esercitare a
leggere ed a comporre testi, ma
riscontravo sempre resistenze e
paura di sbagliare, nonostante la
mia pazienza ed i miei sforzi di
comprensione. Non sapevo come fare
a sbloccare quella
situazione.
All’inizio del 2011, la mamma di
Sara mi contatta dicendomi che, in
vista degli esami di terza media,
bisognava cercare di fare il
possibile affinché la ragazza
potesse essere promossa anche col
minimo dei voti. Passò qualche
settimana e non notavo apprezzabili
risultati, ma intanto avevo
iniziato il corso “Master PNL3
& Coaching” all’ISI-CNV ed
avevo imparato qualcosa di nuovo
che poteva tornarmi utile…
Un giorno in cui Sara era
pesantemente scoraggiata, le chiesi
di dirmi se c’era stato nella sua
vita un momento in cui aveva saputo
scrivere e lei mi rispose di sì,
fino a sette anni, e cioè prima di
essere ricoverata in ospedale per
una settimana, perché suo padre
voleva farla dimagrire visto che
era un po’ in sovrappeso; mi disse
che dopo quel momento lei non era
stata più capace di comporre un
testo ed aveva iniziato a fare quei
gravi errori di ortografia da cui
non sapeva come liberarsi.
Decisi di non farmi descrivere la
sofferenza del periodo del
ricovero, non volevo farla rimanere
lì… le chiesi di tornare
indietro, a quando era brava a
scuola e sapeva esprimersi
correttamente: le feci
descrivere nei minimi dettagli un
ricordo in particolare, volevo
sapere cosa vedeva, cosa udiva e
cosa provava in quei momenti.
Quando mi sembrò che stesse
rivivendo delle sensazioni
positive, le chiesi di darsi un
pizzico al braccio…
Successivamente le posi un foglio
bianco davanti (di quelli da
stampa, senza neanche le righe:
completamente bianco!) e le dissi
di scrivere quello che voleva: una
pagina di diario, un tema su
qualsiasi argomento, una favola,
una canzone, una poesia… anche
semplicemente delle frasi
sparse!... E accadde la
magia.
Sara iniziò a scrivere un racconto
in cui la protagonista era una fata
dei fiori che ad un certo punto
perde tutti i suoi poteri perché
perde la fiducia in sé e
soprattutto non crede più nella sua
missione, addirittura se ne
dimentica, cadendo così tra le
grinfie di una fata cattiva di cui
diventa seguace. Alla fine, grazie
all’amore delle sue compagne fate
buone, la protagonista riesce a
riacquistare la consapevolezza del
suo ruolo, la fiducia in se stessa
e quindi i suoi poteri,
sconfiggendo del tutto la fata
cattiva…
Ebbene, sul foglio Sara mise
insieme questo splendido racconto
della sua Anima, con una grafia
insolitamente ordinata e precisa,
con una capacità di espressione che
non avevo mai riscontrato in nessun
ragazzo della sua età e, cosa che
mi stupì più di tutti, senza
neanche un errore di
ortografia!
Sara fu molto soddisfatta del
risultato, leggeva e rileggeva
quella favola quasi incredula… era
visibilmente felice! Le
chiesi, allora, di darsi un altro
pizzicotto, se voleva anche più
forte di quello di prima: sarebbe
stata quella la chiave per ripetere
l’incantesimo ogni qualvolta lo
volesse!
Il cambiamento era avvenuto: da
qual momento in poi, Sara ha
dimostrato notevoli progressi a
scuola, superando gli esami di
terza media con ottimi voti. Ora
frequenta la scuola superiore, è
più sicura di sé sotto tutti i
punti di vista… e, soprattutto,
sorride sempre!
Che tecnica ho usato con
Sara?
Si chiama
ANCORAGGIO ed è
molto semplice, potete farla anche
su voi stessi:
1. Rilassati: chiudi gli occhi e
prova ad allontanare i pensieri.
Mentre sei seduto sulla sedia,
mentre i tuoi piedi poggiano a
terra, mentre l’aria esce ed entra
dalle narici, non so se puoi
renderti conto che puoi rilassarti
sempre di più; mentre la schiena è
appoggiata allo schienale, mentre
ascolti i rumori che sono intorno a
te, via via potrai rilassare ogni
parte del tuo corpo;
2. In questo stato di rilassamento,
pensa ad una volta in cui sei stato
davvero bene, in cui eri felice e
pienamente soddisfatto di te
stesso…
3. Rivivi una scena in particolare:
osservala nei minimi dettagli (come
eri vestito, cosa c’era attorno a
te, i colori, gli oggetti, le
persone…), riascoltane i suoni
(rumori, voci) e provane tutte le
emozioni positive che essa ti
suscita…
4. In questo stato di benessere,
stringi fortemente il pugno
sinistro per almeno una ventina di
secondi…
5. Riapri gli occhi
6. Stringi nuovamente il pugno e
verifica che l’emozione positiva e
la sensazione di benessere tornino:
questa ora è la tua ANCORA
da utilizzare tutte le volte che ne
hai bisogno, quando ti sentite
triste o insoddisfatto, stanco o
demotivato, ansioso o
agitato…
L’ancoraggio è un processo molto
frequente e spesso inconscio:
sicuramente vi sarà capitato che
una certa canzone via abbia
catapultato nel passato a rivivere
una situazione particolare… così
accade anche con i sapori e gli
odori, notando alcuni particolari.
Quando una percezione vi
rimanda a qualcos’altro che avete
già vissuto, abbiamo a che fare con
un ancoraggio.
Nei prossimi appuntamenti vi
spiegherò come usare l’ancora per
annullare delle emozioni negative.
A presto!
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